Goran Kropp

Parliamo di Goran Kropp (Eskilstuna, Svezia :: 11 dicembre 1966 – Vantage, Washington + 30 settembre 2002), il protagonista di quella che potremmo definire la più grande avventura in solitaria di tutti i tempi.
Nato in Svezia, alto con radi capelli castani, occhi verdi e un incisivo storto Goran è stato introdotto all’alpinismo dal padre e l’alpinismo sarà la costante della sua vita (a parte il periodo di arruolamento nell’esercito svedese come paracadutista). Viene ricordato da chi l’ha conosciuto per il carattere esuberante e per il suo umorismo.
Il 16 Ottobre 1995 Goran si chiude dietro le spalle la porta di casa, sale sulla bici e trascinadosi dietro tutta l’attrezzatura (108 Kg) da Stoccolma – Svezia raggiunge l’Everest – Nepal (13.000 Km in 4 mesi), lo scala in solitaria senza l’ausilio di bombole compiendo tre tentativi in 23 giorni e poi ritorna pedalando fino in Svezia.
La sua grandiosa avventura si svolge nel Maggio più sanguinoso della storia dell’Everest, 11 alpinisti muoiono nel tentativo di raggiungere la vetta. La montagna quell’anno è piuttosto affollata. Tra coloro che si contengono la conquista della cima più alta del globo vi sono anche due compagnie di viaggi estremi con il loro seguito di “alpoturisti”, disposti a pagare decine di migliaia di dollari pur di farsi trascinare in vetta con ogni mezzo.
Appena l’alternarsi del monsone apre la classica finestra di bel tempo che in genere dura al massimo due o tre giorni i vari capispedizione stabiliscono che spetta proprio a Goran l’onore di andare per primo. Lui decide di salire senza usare le corde fisse preparate dalle varie spedizioni e si apre la strada nella neve fresca.
Durante quel primo tentativo rinuncerà a circa un’ora dalla vetta per il timore di non riuscire a tornare indietro, dimostrando grande capacità di giudizio.
Nei giorni successivi si svolgerà la tragedia riportata nel Best Seller “Aria Sottile” di J. Krakauer, anche lui tra i protagonisti di quei giorni come inviato speciale del proprio giornale.
Ecco cosa dice Krakauer di Goran Kropp:
“…dalla Svezia, sul livello del mare, fino alla cima dell’Everest facendo ricorso solo sulle sue forze, senza l’aiuto nè di sherpa nè di bombole d’ossigeno. Era un’obiettivo straordinariamente ambizioso, ma Kropp aveva le credenziali giuste per farcela: aveva già partecipato a sei spedizioni sull’Himalaya e aveva compiuto scalate solitarie del Broad Peak, del Cho Oyu e del K2.”
“…Durante il viaggio in bicicletta fino a Kathmandu, lungo 13.000 chilometri, era stato rapinato da studenti rumeni e assalito dalla folla nel Pakistan; in Iran un motociclista adirato gli aveva spaccato una mazza da baseball sulla testa, fortunatamente protetta da un casco…”Tratto da “Aria Sottile” di Jon Krakauer ed. Corbaccio
La sua folle avventura ci piace perchè dimostra che credendo nelle proprie forze si possono fare cose inimmaginabili. Molte spedizioni necessitano di decine di portatori e centinaia di bombole. Goran Kropp ha fatto tutto da solo, non ha lasciato rifiuti sulla montagna, il suo stile è impeccabile. La sua energia grandiosa.
Purtroppo G. Kropp è morto nel 2002 cadendo durante una scalata nello stato di Washington.
Nella sua seppur breve vita ha compiuto forse la più grande avventura in solitaria di tutti i tempi.
Ci piace ricordare che per pagarsi la spedizione ha venduto il suo appartamento vivendo per un certo periodo nei boschi. Immagino che per lui, visto i posti sconosciuti in cui si è ritrovato in seguito, i boschi svedesi avessero un dolce sapore di casa.
Rimane la fortuna di chi l’ha visto sfrecciare libero inseguendo i suoi sogni a cavallo del suo trabicolo arancione.
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Ultimo aggiornamento luglio 2010.
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